Le ruote girano, suppongo
ma la mia esistenza ormai
è inesorabilmente immobile.
Ed è la strada invece
che scorre sotto di me.
E la campagna invernale
coi suoi colori dormienti
sfila intorno a me
come un teatro in movimento
La natura culla l'occhio mio stanco
con ammirevole impegno.
E persino il cielo ruota
regalandomi una vana suggestione
di venature e forme bianche
nel grigio uniforme.
Cartelli blu con scritte bianche
ogni tanto mi salutano.
Un luogo si allontana
un'altro si avvicina.
E io non mi muovo
anche se le ruote girano
suppongo.
Tutte le cose hanno un nome
i paesi, le vie, persino gli alberi
amici miei d'un tempo.
Ma nessuna ha un significato
un senso.
Ogni cosa suscita in me un ricordo
un'idea, una intenzione remota.
Un sasso magari
da mettere su un'altro sasso.
Un passo
dopo un'altro passo.
Fosse anche un pensiero
con una vaga forma geometrica
anche blandamente logico
o tristemente concreto.
Ma no, non mi muovo
immagine impressa su di un vetro spiovente
in una macchina con le ruote che girano
suppongo
nel silenzio di questa nebbia amica.
Eppure oppresso da una fatica antica
indicibile e obliqua.
Carico, ricurvo, ansimante
come una bestia da soma.
Oltre il vetro spiovente
che non finirò mai di pagare
guardo l'inutile teatro della mia vita
che ormai l'ho capito
non riuscirò mai a rimediare.
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