Claudio si alzò presto quel giorno; non perché avesse qualcosa da fare, non perché lo avesse deciso, o programmato. Si alzò presto perché... non riusciva più a stare a letto, ecco tutto.
C'era ancora fresco fuori, ma si preannunciava una giornata molto calda, un'altra.
Decise perciò di raccogliere i frutti del fico in giardino. Prese la scaletta e si arrampicò.
In poco tempo, riempì un secchiello di fichi maturi e alla fine, guardando ancora una volta l'albero prima di rientrare... vide che ciò era buona cosa?
Un atomo di soddisfazione entrò nel suo essere?
Diciamo di no.
Diciamo che non ci pensò; non era in grado di pensarci. La sua mente era assalita perennemente da un solo pensiero; anzi, per la precisione: da un'immagine.
E lui vagava, e faceva varie cose, sempre con quell'immagine che lo seguiva come un palloncino appeso a un filo dietro di lui.
Un palloncino rosso.
Si fece una doccia, si vestì e andò alla bottega dei suoi amici falegnami.
Restaurò un'anta di finestra; un lavoro molto complicato, difficile, ma lui, con mano sapiente, ci riuscì agevolmente.
Guardò l'anta, prima di andarsene, distesa su dei cavalletti, avvolta dai morsetti che la serravano in attesa che la colla si asciugasse.
Vide che ciò era buona cosa?
Visto che aveva tempo, andò a trovare la sua vecchia zia, che stava vivendo (per così dire) i suoi ultimi giorni alla casa di cura.
Tornò per il pranzo e, nel pomeriggio, andò con la moto a ordinare le gomme nuove.
Rientrò che ormai era quasi sera; aveva giusto il tempo di tagliare l'erba del giardino, che era molto alta.
Dopo cena e dopo il triste notiziario quotidiano e un tristissimo film dove "lui" alla fine muore, si coricò, stanco, per la notte.
Il palloncino ondeggiava contro il soffitto, nell'oscurità della sua camera, come sospinto dal russare inconsapevole di sua moglie.
Lo guardò e... ebbe la sensazione che dei morsetti stessero stringendo anche il suo cuore; nella vana attesa che si asciughi una colla, che sembra invece non asciugare mai.
Allora si sforzò di ripensare ai fichi in frigo; e all'anta sui cavalletti, al bidone del "verde", pieno di erba tagliata. E a sua zia, che sicuramente a quell'ora non dormiva, anche se non era sveglia.
C'era qualcosa di buono, in quella giornata? Era buona cosa, ciò che aveva fatto?
Qualsiasi pensiero evocasse, qualsiasi altro palloncino cercasse di immaginare: volti di donne, corpi attorcigliati a destini sconosciuti e quindi... da conoscere; tutto non faceva altro che stingere ancor più la morsa.
Oh,la sua fervida fantasia era capace di inventare avventure mirabolanti, chiari di luna e situazioni suggestive.Immaginava dialoghi appassionati e atmosfere affascinanti; ma un refolo d'aria dalla finestra carezzava la pelle sudata ed ecco, che il palloncino silenzioso riportava il fragore pulsante nelle tempie
E' amore? Nel silenzio di questo deserto.
E' ancora amore, solo amore?
Amore rosso, rotondo, fluttuante nell'aria della notte.
E' buona cosa?
Si, è buona cosa per me, questo dolore. E' buona cosa pagare, come avessi un debito insanabile. Pagare sempre, ogni giorno, un prezzo, un mutuo, una tariffa.
Perché ho un nuovo ricordo: che ho ardito staccarmi da terra per un momento; e ho osato essere felice.
Sento insita una colpa, nel mio stesso esistere, ma anch'essa ormai, è diventata consuetudine.
Non so bene di cosa sono colpevole, ne quantomeno, nei confronti di chi.