martedì 15 marzo 2016

La valigia

Piove, nevica, c'è la nebbia.
Fluttuo lentamente
in un oceano grigio
con movimenti di medusa

La vita è lontana
si perde nei ricordi più remoti
di alcune giornate di sole
sparse qua e la.

Mille anni fa, o mille minuti.
La mia mente confonde le cose
istanti scolpiti nella pietra
e decenni folgorati in foto ingiallite


Una valigia aperta e vuota 
grida dal letto
e m'impone l'ansia della ragione
partire.

Vedo, incredulo, la mia stessa mano
screpolata dal tempo  
vagare distratta,  nello spazio
e scostare una tenda.

Anche la strada rimbomba
e grida il mio nome
con una promessa seducente
e minacciosa.

Non c'è ritorno, Claudio
non esiste
se non fai il giro del mondo
in una qualsiasi direzione.

Se non tenti l'avventura della vita
per te stesso
o per chi ha sbagliato prima di te, come te
o insieme, a te.

Ma, ma...
la valigia non è pronta
mancano ancora delle cose
e non le trovo.

Non le cerco, in verità
lo so, aspetto che loro trovino me.
Aspetto che i  fantasmi spariscano
o di riconoscerli, perlomeno.

Aspetto forse, il suono di un campanellino
o un miracolo che m'illudo di meritare
la benedizione di chi ha diritti su di me 
Aspetto, che le mie notti si rischiarino.

Aspetto di rivedere le stelle
e che le rondini tornino.
Aspetto che la speranza faccia un nido
nel mio cuore.   

Chiudo la valigia vuota
e la ghermisco con la medesima mano
stanca, screpolata
e distratta.

Qualcuno, da qualche parte
lo so, mi sorride.
Lo sento, in fondo al cuore
dentro alla mia valigia.