Le frasi non hanno mai un senso.
E io sono concentrato sulla mia sofferenza perché...
Vorrei dire che è l'unica cosa che percepisco, ma ovviamente non è proprio così; percepisco anche altre cose, certo. Dopo tutto ho anch'io i canonici cinque sensi; per tacer del fantomatico "sesto senso". (che ho anche quello ovviamente, e che potrebbe essere anzi, proprio quello il mio problema.)
Quindi, se avesse... senso, potrei qui scrivere frasi riguardanti ciò che percepisco con le orecchie, con gli occhi ecc.
Si, in effetti potrei raccontare o descrivere qualcosa di gradevole, di simpatico; potrei persino essere divertente. E ciò avrebbe un senso se potesse servire per allietare il web...
Non allieterebbe me ma, pazienza.
Magari potrebbe succedere, chi lo sa, che io strappassi un sorriso a un anonimo estraneo; o almeno che lo inducessi a qualche leggera e rilassante riflessione, prima di andare a dormire.
Così mi sono messo a cercare tra le mie vecchie "cose" sul portatile qualcosa di divertente, che dovevo pur aver scritto in passato. Ricordavo certe storielle, o abbozzi di storielle, che avevo pensato diversi anni fa e che avevano una struttura addirittura comica.
Le ho trovate a dire il vero, e ho iniziato a rileggerle; ma erano così piene di errori grammaticali e di punteggiatura, che ho desistito quasi subito. Erano tutte da "ripassare" ed era una cosa che si sarebbe tirata troppo per le lunghe; non mi andava, non ne avevo voglia.
Poi però, già che c'ero, mi sono abbandonato a un pigro vagabondaggio tra quelle vecchie cartelle; che contenevano altre cartelle. 2010, 2008, 2002. Un po come quando ci si imbatte casualmente in certe vecchie fotografie e ci si perde a guardarle, rimasi per un paio d'ore col mio vecchio portatile, che non accendevo da un sacco di tempo.
Tra le altre cose, ho trovato una e-mail che avevo scritto non so più neanche a chi (ma era una donna) e sono rimasto colpito. Perché scrivevo a quella donna, che probabilmente mi aveva raccontato qualche sua "disgrazia" personale, di come poteva essere bella la vita. Pensa un po: io che do istruzioni a qualcuno, su come... "succhiare il midollo della vita". Questo è davvero... quasi da ridere.
He si, è bella la vita.
La vita che possiamo osservare, sentire, odorare; la vita che possiamo percepire coi nostri sensi.
La vita che possiamo immaginare, come un sogno forse; una utopia vaga, senza giustificazioni, senza motivi.
Acqua che scorre, sole che splende, che scalda.
E una certa sensazione, che se tu non l'avessi mai provata, se tu non la conoscessi, o non la ricordassi... mi dispiacerebbe davvero, per te.
Spiegarla è difficile, forse impossibile. Perché sono cose queste, che non avendo un motivo logico, tangibile; tendiamo a riporle nei recessi più nascosti della nostra mente.
Ma se spiegare è impossibile, forse non lo è ricreare, almeno immaginariamente.
E allora...immagina.
Tu hai, diciamo circa otto anni; e ti svegli una mattina nel tuo lettino.
Ed è un tempo per te, che non ha caratteristiche globali, ma solo locali. Cioè il mondo non esiste, per te. Sai che c'è la Russia da qualche parte, l'America, la Cina...l'Africa. Ma il tuo "mondo" è il posto dove vivi, il cielo azzurro e il prato verde che vedi alla finestra.
Ti alzi. E' estate, fa caldo, cammini scalza.
Il pavimento di assi di legno, non è freddo.
Camminando scalza, senti le nervature del legno, i groppi.
C'è una scala che scende, anch'essa di legno. Senti gli scalini che si flettono appena, sotto il tuo peso leggero. Guardando tra uno e l'altro si vede di sotto una catasta di legna per il camino, un secchio, una bicicletta appoggiata.
La scala non è molto lunga, ma a metà c'è una finestrella ...
La finestrella da sui campi. Campi non a perdita d'occhio, laggiù in fondo c'è un filare di alberi e oltre, s'intravvedono appena delle costruzioni lontane: i palazzi della città. E più in là ancora, all'orizzonte, le montagne.
Concentrati. E' una mattina d'estate. Siediti a metà di quella scala di legno.
E' qui, a questa finestrella, in questo tempo senza tempo, trovi il paradiso.
Perché il cielo è blu, costellato di piccole nuvole bianche; e decine di rondini volteggiano veloci, in un frastuono di richiami stridenti.
Ma non è solo quello. Tu percepisci: che tuo padre è nel suo piccolo negozio di scarpe e sta riparando dei tacchi ascoltando la musica di una radiolina. Tua madre è giù in cucina che tagliuzza dei peperoni, o dei pomodori; anche lei con una radiolina accesa. Il mondo intero sta facendo le cose di tutti i giorni, con una musichetta ingenua di sottofondo.
C'è una macchia bianca in mezzo al verde; è Chicca, la tua gatta. E' seduta laggiù, sul ciglio di un solco e sembra controllare il suo territorio.
La chiami con quel rumore fatto con la bocca, come a baciare l'aria. Lei si volta di scatto; ti ha sentito, pur così lontana, col suo prodigioso udito. E ti ha riconosciuto, sa che sei tu a a chiamarla. E parte di corsa; viene da te.
Arriva e tu ridi perché provi un entusiasmo semplice, elementare. La gatta fa il giro della casa, attraversa la cucina ed eccola, che sale la scala col suo passo felpato.
Si struscia sulle tue gambe e produce quel rumore sommesso che sembra provenire dai suoi pensieri. Poi si "accoccola" sulle tue gambe e chiude gli occhi.
Accarezzando la tua gatta bianca, lentamente, sulla testa...guardi fuori dalla finestrella.
Ssssss! Senti....cos'è?
E' profumo di...
di erba e di mille fiori diversi. Profumo di ortiche, di stalla, di muri vecchi e ammuffiti; profumo di legna tagliata per l'inverno; profumo di ombra; profumo di...
E' profumo di te; il profumo che hai tu addosso e che ha la tua vita...seduta a quella finestrella.
Che sei un essere bianco che guarda il mondo non lo sai veramente, ma lo percepisci; lo respiri, quello che sei.
La felicità non è solo saper "vedere" le meraviglie del mondo, ma è anche essere una meraviglia, tra le altre.
Anche qui, intorno a questa vecchia lettera, la mia riflessione assume il tono depresso della tristezza e del rimpianto. Ho avuto una infanzia decisamente e obiettivamente difficile, eppure riuscivo a ritagliarmi dei momenti di... felicità. Di una strana specie di felicità.
Ora, va da se che uno di otto anni, per quanto difficile sia la realtà in cui vive, ha comunque qualcosa che il sessantenne non ha: l'orizzonte aperto.
Aperto a tutte le possibilità, e quindi anche alla speranza.
Ma rileggendo e riflettendo su quella felicità invulnerabile, anche se episodica, di me bambino, ho visto ancora una volta confermata la mia convinzione che l'ingrediente fondamentale per essere felici, è l'inconsapevolezza.
E io la consapevolezza non l'ho perseguita volontariamente, ma mi è venuta addosso diciamo, giorno per giorno.
A cominciare da quella puttana di gatta, che mi ha abbandonato quando ho cambiato casa. E mi ha reso consapevole che lei amava la casa vecchia, non me.
Poi mia madre che mi odiava, mio padre che moriva, la fabbrica a 14 anni, le bestemmie, i calci in culo, eccetera, eccetera, eccetera...
Si è vero, vedo tutto in bianco e nero ora. O felice o infelice, niente vie di mezzo.
Perché la consapevolezza, quella degli errori specialmente, mi è sempre venuta addosso di volta in volta il giorno dopo. Mai un giorno prima, dannazione!
Così, l'unica cosa che sono riuscito a fare con la vita, è stato bluffare; un grande bluff, più o meno consapevole, di mezzo secolo.
Poi, quando meno me lo aspettavo, la vita ha voluto "vedere" le mie carte.
Oh ma smetterò prima o poi di lamentarmi. O forse andrò a farlo in qualche deserto sperduto.
Ho già messo una inserzione su "subito. it " per cercare un cammello usato.