giovedì 10 dicembre 2015



Forse è davvero ciò che volevo
questo morire di nulla.
Giustificato alla fine, d'ogni possibile colpa
o nell'illusione di esserlo.

Io, colpevole, anche di ciò che non so
o che m'era sfuggito
per deprecabile debolezza.
o distrazione 

Come un evaso ripreso
e ricondotto al vuoto dei giorni
mi riconosco tuttavia, allo specchio
per quel che sono davvero.

Spirito canarino
e anima d'aquila
Prigioniero
e prigione.

Nuvole bianche e lucenti
rinchiuse in quattro mura antiche e nere.
Cuore palpitante, potente a suo modo
e cupo brontolio triste, di budella. 

Forse è davvero ciò che volevo
respirare questa nebbia grigia.
E cantare da solo 
una stupida canzone.

Stare, in attesa rassegnata
tra quattro mura cosparse di domande.
Avendo visto con smarrimento, fuori
tutte le risposte.

Oh si, avrò tempo 
di guardare la mia nebbia 
e piangerò con immenso piacere
come un bambino innocente.

Solo la sfrontatezza spero di avere
di soffiare in faccia alla morte
fumo acre di sigaretta e un dito medio
a lei e alla vita.

Poca cosa, va bene
saper morire, se fosse
se sarà
non avendo saputo vivere.

martedì 20 ottobre 2015

Bimbo spaesato


L'altro me, esce di notte 
dal pozzo del giardino.
Bimbo spaesato
da tanto tempo atteso.

Mille volte percepito
come traccia, orma
di una logica sfuggevole
onirica e aliena.

Sempre solo intuito 
in un profumo
in un refolo di vento
in un essere che muore.

Nascosto e insito
in tutto ciò che giace nell'oblio
e lacera l'anima
strappando  lacrime senza nome.

Bimbo spaesato
che in silenzio tocchi 
le pareti della mia stanza
vestito di abiti passati.


Non vale chiederti qualcosa
perché non dirai mai, qualcosa
Tu dici tutto sempre
e mai una parola.

Ti guardo in silenzio
conoscendoti bene.
E solo la storia mia 
si domanda chi sei.

Chi sei e cosa vuoi, davvero
bambino spaesato?
Dimmelo ti prego
che l'ho dimenticato.

Il desiderio di fermare il momento
e di trattenerti pur aprendo gli occhi
mi spinge a un gesto inconsulto 
tappare il pozzo con la mano.

Allora tu mi guardi negli occhi
e vedo che hai in mano il gesso rosso
e le piccole dita  d'artista
sporche di colore.

Piango la mia colpa 
d'averti seppellito in quel pozzo.
Per paura di te
e delle strade sconosciute.

Amore mio, figlio mio
mio fratello e padre
perdonami, da quel pozzo
Alfredino.

Distolgo la mano e apro gli occhi
con l'ultima immagine nel cuore
tu che dirigi con la manina bianca
l'arabesco aereo di una farfalla. 


Ecco 
tutto ciò che volevi

  

mercoledì 17 giugno 2015

Quando ogni  fuoco si spegne
sul far della sera
quando finalmente tace ogni cosa
e ogni voce.

Quando le immagini vorticose
di un altro giorno faticoso
sono già  vecchie fotografie
ingiallite

Col gusto caro,  d’un  pianto sommesso
s’apre l'anima mia e fugge
dalla gabbia delle  inutili attese
e dall'angusta ristrettezza  del mondo.




Quanta strada è capace di fare l’amore!
Quante montagne scavalca
e valli
e mari tempestosi.

Quanta strada
per trovare un approdo alla fine
in un riposo riluttante
ma inevitabile.

E quando può sembrare un premio
a volte è un castigo.
E se appare un castigo, il morire
è un premio.

La paga alla fine del giorno.

Quanta strada, se guardo indietro.
E quanto tempo
srotolato come un tappeto
con disegni caotici.

E quanto penare silenzioso
nel vuoto dominante della notte.
Un vuoto senza nome
o con un nome troppo grande

lunedì 8 giugno 2015

Cercatore di parole

Cosa cerchi
cercatore di parole?
Cosa cerchi 
nei cerchi della tua vita?

Cercatore che ti affanni
per unire, come ossa antiche
e preziose
scheletri di vocali e consonanti.
 
Involucri cangianti
su cui inciampi ogni tanto.
Scatole trovate tra la sabbia
che tu hai paura di aprire.

Le parole descrivono
contengono.
Sono nomi fittizi
che si danno alle cose.

L'aria, il vuoto, il vento
i sentimenti e le passioni
ecco, sono solo nomi
convenzioni da leggere.

Ma più ti affanni a cercare parole
per una medesima cosa
più palesi la tua paura della verità 
di uno scoperchiamento improvviso.

Che pure, dietro il groviglio dei ricordi
nel più profondo degli abissi dell'animo tuo
c'è e la vedi
quella luce abbagliante e senza nome.

Tu l'hai conosciuta perché è da là
che tu vieni.
Da in involucro cangiante
che qualcun'altro aveva aperto a suo tempo.
  
Ti sei costruito una capanna di parole
povera anima dispersa
E poi una casa, un castello
una prigione.

Chiudi gli occhi, si, e sogna 
la dissoluzione, come bolle di sapone
d' ogni scatola
in uno sfarfallio d'ali e coriandoli colorati.

Un paradiso forse
di anime libere.
Dove i cercatori di parole
smettono di cercare.

martedì 26 maggio 2015

Stanchezza

La vita mi da, la vita mi toglie
la vita si spegne, quando cadono le foglie
Mi scuote, mi trascina, senza ragione
e ogni giorno mi da, una nuova lezione.

La vita, sul far della sera
cancella il tempo vissuto.
Ciò ch'è stato e ciò che c'era
lasciandomi  solo, con l'amore perduto.

Ch'era perduto 
perché poco cercato.
Dimenticato
perché mai conosciuto.

Mi alzo, stanco e riluttante
perché nel sonno non c'è riposo.
Ma poi volo sopra la gente
inseguendo un sogno radioso.

La vita mi da ancora un mattino
sfolgorante rappresentazione 
di quel nettare divino
seppur con un'amara espiazione.

Vedo bene, laggiù in fondo
la firma del Signore padrone del mondo.
E temo che la lotta, anche oltre la vita
potrà non essere ancora finita.

Eppur non rinnego l'azione
d'aver amato un istante
e mi tengo stretta la consolazione
d'una immagine tra tante

Ho solamente vissuto
e fu un tempo ristretto.
E come un usignolo  ho cantato
tutto l'amore che mi usciva dal petto.






martedì 21 aprile 2015

IL pentolino dei sogni

Potrei sembrare un cercatore di funghi
se il mio animo è un bosco intricato.
O un cercatore di tesori
più affine a una sperduta isola deserta.

Ma non sono ne l'uno, ne l'altro
anche se cerco e frugo
con l' affanno di una delirante speranza
e con mani sanguinanti.

Non so cosa cerco, ancora
che già un tesoro m'è piovuto addosso
e ho dovuto capire, piangendo
di non esserne degno.

E quando, capirò la lezione
che l'intrico della vita
è anche pieno di serpi
e oggetti taglienti?

Ripongo le cose che trovo
che non conoscevo ma erano mie.
Nella soffitta di in un passato 
che ormai è ben oltre il presente.

E' già passato, domani
anche se domani trovassi
una nuova paura
o una nuova verità.

Dio mi prepara un pentolino di sogni ogni sera.
E al mattino mi sveglio in subbuglio
vittima di un veleno che non uccide
o che lo fa lentamente.

Non so di che cibo Egli mi nutre 
ne perché.
E scopro gratitudine, frugando a fondo
per ogni dolore che si aggiunge.

Di giorno, sotto a  un intrico
dove m'era apparso l'amore
ho visto l'abisso tetro dell'odio
e l'ansia, del mio piede insidiato.

Di notte
la goccia continua di un "veleno"
che mi consuma
che m'uccide dolcemente.

Succede a volte
che l' amore si diluisca nell'odio
dopo mille delusioni e schiaffi del destino.
Epilogo triste di tante storie sentite raccontare.

Succede a volte
che qualcuno si nutra d'odio
dopo aver sprecato l'amore
per una vita intera.

Ma io, al mattino lo vedo, lo capisco
cerco ancora quella briciola
che mi son lasciato sfuggire
ma che non ho sprecato.

Nel pentolino dei sogni, stanotte
ho visto ancora i tuoi occhi
e ho sentito la tua voce
briciola sperduta nell'intrico del bosco.

martedì 14 aprile 2015

Conficcato e rassegnato
in sabbie mobili ereditate
affondo lentamente
al ritmo di vite diverse.

Scruto nel cielo
il presagio di una folgore
che verrà, lo so
alla prima distrazione.

Mi guarderò intorno alla fine
per sfinimento
e comincerò a pensare di accettare 
un qualsiasi  appiglio.

E la folgore allora  verrà
come un ladro nella notte.
Ladro di sogni
e di povere illusioni.

Così andrà
e nessuno mi biasimi.
Dentro a quest'uomo in realtà
ci guardo solo io.

Da sempre ligio al comandamento
d'amare negli altri, me stesso 
fatico e non poco
a cercarne un motivo.

Questo è l'equivoco, l'errore
l'amore resta fuori da me.
Si espande e brucia come un sole
ma non entra.

Non amo ciò che sono
ne ciò che potrei essere.
Ne mi appaga l' essere uomo
anche lo fossi davvero.

E muoio così, senza amore.
Seppur circondato da esso
seppur divorato dal desiderio 
d'amare.

Ora so come sarà il paradiso
se ce ne sarà uno alla fine.
L'ho visto alla finestra
in uno sguardo.

martedì 10 marzo 2015

Sulla riva del fiume

Se mi avvicino a lei
nei luoghi che conservano la sua impronta
respiro ogni volta la nuda verità 
e rimango come di pietra.

Oh, io vorrei dormire là
sulla riva di quel fiume
che ho visto in sogno
andare all'incontrario.

L'eternità  si consuma
in questa vana attesa
d'un miracolo che non immagino
e che non so nemmeno esprimere.

La neve si scioglie in silenzio sui monti
e troppo in fretta mi rotola addosso
ancora una nuova stagione
di dolorosi rimpianti profumati.

Non è volontà o coraggio alla fine
che mi strappa dall'incantesimo.
Ma nemmeno morire mi è consentito 
dovunque io voglia.

Me ne vado ramingo così
con la mia faccia da nuvola
a spargere altrove 
la sottile pioggia del mio cuore.

lunedì 2 marzo 2015

Pomeriggio

Mi corico ora
nei miei vuoti pomeriggi
tra le coperte consunte 
di un letto nuovo e solitario.

Col passo lento e studiato
di un vecchio rattrappito
schiavo di luoghi e di ricordi brucianti
compio il rito che più mi si addice. 

Dormire
cambiare di stanza e
spegnere per un po la mente 
se Dio vorrà.

Eppure, auspicando un sogno
e chiedendolo anzi,  come elemosina.
Dove mente  e ragione si arrendano
almeno nel sonno, al povero cuore.

E arriva invece, a ricordarmi la scadenza
l'umiliante lezione 
di un dono sgradito
che dovrà essere restituito.

Fuggivo nel sogno 
e fuggo da sveglio
per cavalcare d'istinto e di rabbia
verso la mia Samarcanda.

Indosso presto, la gialla armatura 
che m'aspetta dabbasso il mio cavallo furente
d'acciaio e di fuoco.
più veloce del vento e di ogni sogno infelice.

Alla finestra c'è il sole
ma  piove alla porta.
Ripongo redini e guanti di pelle
e l'elmo da guerriero moderno.

Samarcanda è qui.
E io son giovane, ancora, purtroppo.
Torno alle mie pagine scritte
e alla finestra splende ancora, l'ironico sole. 

lunedì 23 febbraio 2015

Che meraviglia!

Ah che meraviglia!
Quando ho detto così?
Che meraviglia!
Quando sono stato felice?

Ho provato meraviglia
qualche volta nella vita
ma mai lo dicevo
perché non c'era orecchio ad ascoltarmi.

Capitava
perché capita tutto nella vita.
E c'era magari qualche essere vivente nei dintorni.
Vicino a me, ma non con me.

C'erano uccelli a volte, in un cielo infuocato.
O pesci variopinti, in qualche mare inesplorato.
C'erano venti impetuosi e paesaggi sconfinati.
E il cuore mio scoppiava si, di meraviglia.

Ed era tutto amore, solo amore, sempre amore.
Amore bambino
presente da sempre 
in ogni istante.

E abbandonavo tutto ogni volta.
Per paura di poter esistere davvero
o di doverlo fare per l'obbligo di un destino
che pur conoscevo bene.

Ho avuto paura sempre 
di fare un salto in quella luce.
E ora vedo che le cose erano uno specchio
e la luce veniva da dentro di me.  
Ho provato meraviglia
qualche volta nella vita.
Ma poi alla fine l'ho detto, ripetendolo mille volte
che meraviglia, amore mio!

Ah la ricordo bene quella voce!
Quel sussurro lieve e ineluttabile.
Così simile al vagito di un neonato
inconsapevole d'esistere.

Ma poi la luce s'infrange
in una cascata di schegge lucenti.
E il sogno finisce
nell'incubo di un risveglio.

Ora sto seduto alla finestra del mio castello
come l'eterno convalescente che sono.
Su una sedia di metallo indistruttibile
guardo il "melo da potare".

Con una scheggia in più conficcata nella carne
e un martello 
implacabile 
nella mano.

martedì 17 febbraio 2015

L'amore può nascere ovunque
come i fiori.
Che non disdegnano l'acqua limpida
e il letame.

Ma certe magiche sintonie
certi miracoli
se fossero fiori
nascerebbero solo sulle cime più inaccessibili.

Non sono i fiori più belli
sono solo i più rari.
Così vicini alle nuvole
da perdersi in esse.



domenica 8 febbraio 2015

Vendo casa

L'erba è alta ormai lo so 
e dovrei potare il melo 
quanta polvere c'è 
dentro casa è tutto un velo 

La cucina guarda che cos'è 
quanti piatti sporchi da lavare 
e mia "madre" sempre qui 
che ripete non lasciarti andare 

E la gente intorno a me 
come un gufo vuole guardare 
ma di strano cosa c'è 
questa casa ha visto amore 
oggi vede un uomo che muore 

La poltrona a fiori è vecchia oramai 
quello strappo è da cucire 
ho la barba lunga come tu la vuoi 
ed ho voglia di morire 

Un panino una birra e poi 
la tua bocca da baciare 
e la fiamma si alza ancora dentro me 
questa casa è tutta da bruciare



        Lucio Battisti

lunedì 26 gennaio 2015

Solo

Sai cos'è realmente quest'ultima scena?
E questo  grigio epilogo 
preludio di un sipario ineluttabile
come sarà stato scritto?

Si chiarirà ogni cosa di questa caotica trama?
O rimarrà l' enigma di qualcosa che ancora sfugge?
Forse per  limitata intelligenza
o poco fervida immaginazione.

Conosco questo palcoscenico
ahimè
dove ho recitato la commedia
delle mille intenzioni smarrite.


Tutti gli attori sono scomparsi, ora
e sono solo, dentro un fascio di luce bianca
con lo scricchiolio di un pavimento incerto
che stride nel silenzio dell'oscuro  teatro.

E intanto il copione si ripete
come in una giostra.
Ancora intenzioni diversive
oggetti e progetti senza scopo.

Comprare ruote e motori
adottare animali domestici.
Come se fossero cose nuove
cose mai fatte.

Ma è la giostra che gira invece
ancora una volta uguale
con i trucchi consueti
che però hanno perso il colore.

Potrei trovare qualche figlio estraneo da mantenere
in qualche girone di questa Gomorra
o un fratello da aiutare
se servisse



Se servisse a chi? A che cosa? 
Ecco, scrivo una poesia che si trasforma in un urlo 
e sfuggo alla regola delle parole eleganti e alla disciplina delle "quartine",
vano espediente per scolpire su una pietra arbitraria, parole e pensieri 
che per loro stessa natura non possono essere fermati
e che non dovrebbero nemmeno essere scritti nella mente.

Non ho amici  e per giunta, non posso dire di averli perduti.
Semplicemente non ci sono mai stati.
Non ho genitori e non ne ho mai avuti.
Ne una compagna per la sera che arriva.
Mi mancava solo di scoprire ora
che non so sostenerlo, un vero amore.

Sono solo, col patetico ricordo dell'amore
impresso a fuoco nel cuore.

Ma si, il cane abbaierà e il gatto miagolerà.
Un nuovo motore ruggirà e il vento sferzerà ancora  il mio viso
strappando le uniche lacrime che mi è dato concedermi.
Ma si, che la giostra giri ancora.

Dal buio spietato della platea 
una sola certezza
che c'è un solo spettatore o forse
nemmeno quello.

E la commedia si avvia
al finale scontato.
La luce si spegne
il sipario si chiude.

Ne applausi ne fischi
mille rimpianti e pochi rimorsi.
Così termina la commedia
delle mille intenzioni smarrite.