lunedì 26 gennaio 2015

Solo

Sai cos'è realmente quest'ultima scena?
E questo  grigio epilogo 
preludio di un sipario ineluttabile
come sarà stato scritto?

Si chiarirà ogni cosa di questa caotica trama?
O rimarrà l' enigma di qualcosa che ancora sfugge?
Forse per  limitata intelligenza
o poco fervida immaginazione.

Conosco questo palcoscenico
ahimè
dove ho recitato la commedia
delle mille intenzioni smarrite.


Tutti gli attori sono scomparsi, ora
e sono solo, dentro un fascio di luce bianca
con lo scricchiolio di un pavimento incerto
che stride nel silenzio dell'oscuro  teatro.

E intanto il copione si ripete
come in una giostra.
Ancora intenzioni diversive
oggetti e progetti senza scopo.

Comprare ruote e motori
adottare animali domestici.
Come se fossero cose nuove
cose mai fatte.

Ma è la giostra che gira invece
ancora una volta uguale
con i trucchi consueti
che però hanno perso il colore.

Potrei trovare qualche figlio estraneo da mantenere
in qualche girone di questa Gomorra
o un fratello da aiutare
se servisse



Se servisse a chi? A che cosa? 
Ecco, scrivo una poesia che si trasforma in un urlo 
e sfuggo alla regola delle parole eleganti e alla disciplina delle "quartine",
vano espediente per scolpire su una pietra arbitraria, parole e pensieri 
che per loro stessa natura non possono essere fermati
e che non dovrebbero nemmeno essere scritti nella mente.

Non ho amici  e per giunta, non posso dire di averli perduti.
Semplicemente non ci sono mai stati.
Non ho genitori e non ne ho mai avuti.
Ne una compagna per la sera che arriva.
Mi mancava solo di scoprire ora
che non so sostenerlo, un vero amore.

Sono solo, col patetico ricordo dell'amore
impresso a fuoco nel cuore.

Ma si, il cane abbaierà e il gatto miagolerà.
Un nuovo motore ruggirà e il vento sferzerà ancora  il mio viso
strappando le uniche lacrime che mi è dato concedermi.
Ma si, che la giostra giri ancora.

Dal buio spietato della platea 
una sola certezza
che c'è un solo spettatore o forse
nemmeno quello.

E la commedia si avvia
al finale scontato.
La luce si spegne
il sipario si chiude.

Ne applausi ne fischi
mille rimpianti e pochi rimorsi.
Così termina la commedia
delle mille intenzioni smarrite.


lunedì 19 gennaio 2015

Dolore

Io lo mangio il mio dolore
lo metto in bocca ogni mattina
e lo mastico
lo ingoio

Lo assaporo come flusso continuo
tra l'amara bocca e le viscere.
Lo guardo propagarsi alla mente
e avvolgermi in ogni mia cellula.

Io lo mangio si, il mio dolore
al di qua di questo muro 
alto, bianco
spietato ed eterno.

Dove solo passa il rumore, lieve
dei tuoi passi 
e i palpiti gementi 
del tuo cuore disilluso.

Ah si, lo sento
il tuo respiro
sento la tua presenza
al di là del muro.

Ed è un senso sovrumano
questo sentire che trapassa le cose
e percorre il tempo
avanti e indietro.

Ti sento e sento che sarà per sempre
come da sempre ho sentito
presagendolo
l'amore per te.

C'è stato il tempo e fu un momento
dell'inaspettato ardore di una fiamma improvvisa
e tarda.
E tu lo sai che sono arso, come un fuoco fatuo.

Sai che ho scalato il muro
e ho guardato coi miei occhi ingenui
il panorama fatato di te e di me
felici, in un alone di luce accecante.

Mi hai conosciuto e non hai voluto vedere
ciò che ero, ciò che sono.
Stregata, poverina
da così tanta debolezza.

Hai voluto amarmi, anche tu
come altri che amano in me
il senso di un figlio sperduto
o un'illusione d'innocenza.

Muri e catene
fili invisibili e ricatti incoscienti.
Ho scalato un muro solo per vederne altri
ancor più alti.

Ora ho lasciato cedere i cocci dalle mani
anche se ancora non so bene cos'erano.
Rimango inerte e
mangio ogni briciola di questo dolore.