mercoledì 12 dicembre 2018

Spunta, di sotto un tetto di nuvole pesanti
improvviso e basso sui campi
il sole perentorio del tramonto.
E trafigge i miei occhi
come lama spietata di fuoco
sulla strada d’asfalto e di lacrime
del mesto rientro.
Così vedo all’improvviso
che son solo, in un deserto sfolgorante.
E grida ancora una volta, muto, l’impulso
Dio come ti amo!
E come mi manchi.
Come gemono, anche le mie ossa
in quest’auto spaziale
parvenza di una nave alla deriva.
Seppur testimonianza e segno
di ciò che ho fatto in questa vita.
Di quanto ho faticato e lottato
e di ciò che sono all’apparenza, ricco
di cose e di denaro.
Ma povero  di vita
come un tronco avvizzito
consumato dagli anni e dal vento.
Pronto a cadere, io
mendicante  di sentimenti e di sogni
da raccogliere come briciole sperdute
nelle mie solitarie fantasie.
 Dio come ti amo!
E come mi manchi.
Come gemono le mie ossa
e piange il mio cuore.
 
Ecco, puntuale e atteso
il rimprovero velato di un Dio lontano.
Un Dio che bisbiglia
che si nasconde nel vento.
Ed è un rimprovero rosso, rotondo
abbagliante e doloroso.
Verità, che sono solo un uomo
e sono un uomo solo.
Che ha sbagliato per giunta, tutte le strade.
E convengo, che la miseria di quest’ uomo
forse  s’illude soltanto
d’aver dentro qualcosa di grande
d’eterno addirittura.
Mi manchi perché ti amo dunque
o ti amo perché mi manchi?
 
Conficco una vanga nella mente
e frantumo la dura crosta delle abitudini.
E’ questa, la mia sola risolutezza
di scavarmi dentro, come terra.
E di crocifiggermi  ogni volta
di dubbi e probabili colpe.
Di rimpianti e d’incertezze.
Eppur  riemerge ancora, la parola consueta
la sola frase che ancora so dire
Dio come ti amo!
E quanto brucia il desiderio mio
non d’averti, ma d’esser tuo.

Così si muore dunque
perdendo qualcosa ogni giorno
per distrazione magari
o atavica incoscienza
 
Così, si muore
senza volerlo davvero
eppure accettando
che tutto  ci scivoli via
pezzo dopo pezzo, cadendo
lentamente, senza rumore.
Come d’autunno  perenne
il tappeto di foglie ingiallite
di ciò che eravamo
ciò che siamo stati.
Splendenti  noi
di verde e di sole.
E d’occhi incantati
e cuori palpitanti
e  mani innocenti.
Così si muore 
e così si vive.
Senza nemmeno ricordare
quando la fiamma  si spense.
Se vita ci fu, se bruciò
in qualche strana, lontana stagione.