Oggi ho visto una ragazza con due occhi fantastici. Erano di un colore azzurro chiaro, tendente al verde smeraldo, e sembravano due fanali luminosi.
Come guardo a volte, certe striature di colore sulle ali di una farfalla, o le mille sfumature dorate di un tramonto infuocato, così ho guardato quei due occhi.
Come dettaglio, se vogliamo: accessorio, ci sarebbe stato anche un viso, una bocca sorridente, un corpo, acerbo, di giovane ragazza, al limitare di una vita ancora tutta davanti, tutta da percorrere.
E quei due occhi mi avevano già tutto, comunque, quel poco che c’era da dire. Ch’era un libro ancora da scrivere, e un’anima tutta da costruire, in questi tempi così complicati.
Perché due occhi sono una cosa: uno sguardo, invece...
A volte può superare una foresta di manichini immobili, e penetrare come una lancia incandescente, nel burro gelatinoso di una mente attenta.
Oggi, uno sguardo mi ha colpito.
Non c’erano le lacrime di una vedova, o di un orfano, o di un amico abbandonato; c’erano le tue, lacrime.
C’era il tuo sguardo, lucido, come le immagini sfocate della malinconica.
E tutte le parole là, da leggere una ad una. Le storie delle vicende umane, tutte, in un solo sguardo, oppresso dalla forza di gravità.
Altre volte ho visto quello stesso sguardo, in altre persone...
Donne, inutile negarlo, solo negli occhi di donne, ho visto quello sguardo. Come se gli uomini non avessero la capacità, o la debolezza, di esprimere le cose senza parlare.
E ogni volta che ho visto, o che ho sentito, o che ho letto, quello sguardo...
Mi sono sempre gettato in un fiume impetuoso, o in un mare in tempesta, o nella gabbia di un leone. Finendo ogni volta, in un modo o nell’altro, lontano da casa.
E senza mai aver salvato nessuno, ahimè.
Ormai, non ho più l’energia di gettarmi in un fiume in piena, nemmeno con la fantasia. E non ho un salvagente, fatto di parole (o di sguardi), da lanciare al mio posto.
Ho una vecchia astronave, in cantina. Coperta da un lenzuolo polveroso, sotto a mille antiche cianfrusaglie. E’ una sfera trasparente, dove entrano comodamente due persone, e può viaggiare alla velocità del pensiero.
Una volta...ho portato una donna...a vedere l’alba in Australia, e il tramonto sule Ande. Le ho mostrato gli anelli di Saturno, e le aurore boreali su Giove...
Credevo di averla salvata dalle onde di un oceano in tempesta, ma forse era lei che aveva salvato me da certe sabbie mobili.
Alla fine comunque, lei è diventata una “terrapiattista”, e io sono tornato nelle mie... confortevoli sabbie mobili.
E alcune cose, alla fine, per forza, le ho imparate.
Che tutto passa, in un modo o nell’altro. Dalle malattie si guarisce...o ci si adegua. Le astronavi costruite in cantina, non bisognerebbe mai lasciarle inoperose per troppo tempo; finiscono per diventare dei pollai, piene di uova e galline.
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