mercoledì 20 aprile 2016

il raggio verde

L'ultimo gemito del sole quando tramonta sul mare 
che sfugge di norma  a chi lo vuol catturare
è un lampo verde
enigmatico e fuggevole.

Una luce che neanch'io  vedrei mai
se mi appostassi sulla  riva di un mare
perché essa è il premio per  gli  di studiosi attenti
e perseveranti.

Ma l'ho visto dunque, quel lampo verde
e non cercando di vedere
e non nel sole
ma chiudendo anzi, gli occhi affranti.

Mentre aspettavo il sonno
nel mio letto di spine
percuotendo l'anima dolente
ho visto, l'attimo del salto.

L'istante folgorante del passaggio
che la notte poi
coi suoi sogni agitati
aveva coperto d'oblio.
Ma il colore verde era penetrato in me
come un seme sepolto che fiorisce poi
suscitato dai gesti ripetuti del distendersi
e dalla consueta, amara coscienza.

Ho visto un disco che girava intorno alla testa
un vortice implacabile di pensieri 
con volti e nomi e giorni 
e cento anni urlanti.

Poi è arrivato il silenzio
e uno stupore fulmineo.
E un lampo di luce verde alla fine.
E fu già mattina.

Però non si spegne il verde di un'idea
col rammarico d'essermi svegliato ancora. 
Il senso, o forse l'oscuro istinto
di chiedere scusa a tutti.

Per l'insufficienza di ciò che son stato
sempre assorbito e svilito 
dal troppo pensare
e dalla volontà del mio vanitoso patire.

E per tutto ciò che ho detto poco 
e male.
Per il troppo parlare dei miei sensi
e dei miei indegni dolori.

Troppo ho parlato invero
e così poco ho vissuto ascoltando.
Anche se mai libero fui  di non sentire 
in fondo all'anima, mille voci aliene.

E ho dato retta sempre
pur riluttante 
a ciò ch'era solo sentito
nel mio nascosto abisso.
  


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