che non ho mai potuto fare.
Ciò che non posso essere
anche se altro non sono.
Amore, che non posso avere
vita che non posso vivere.
E soffocare, ogni giorno
per il peso dei pensieri.
Posso: correre
ma non fuggire..
E piangere
ma senza fare rumore.
Potrei liberare la rabbia
vorrei scovarla, in qualche recesso
e liberarla
frantumando le cento catene.
Potrei sputare in faccia al mondo i miei fogli
e gridare, gridare, gridare.
Perché, volete ancora questa finzione?
Perché la accetto?
Ciò che posso fare, è pagare penitenza
e chiedermi, quale fu la colpa.
Col dubbio che nella domanda stessa
si nasconda la risposta.
D'esser nato mille volte
e mille volte insoddisfatto.
E di morire ogni giorno
come il sole che tramonta.
Inutilmente cercando
nel sacco dei sogni e delle illusioni
qualcosa di prezioso, che non ho
colpevolmente lasciato.
Oh tanti ne avevo, di amori!
Tutti però senza nome
e tutti, prima d'un possibile inizio
già romanticamente moribondi.
Oh tante ne ho scritte, di parole!
Ma poche ne ho dette
e con un filo di voce
alla fine del mondo.
E ancora son qui a scrivere
pur di non parlare
pur di non fare rumore.
Perché in fondo, ahimè, altro non sono.
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