giovedì 14 aprile 2016

Ahimè

Ciò che non posso fare
che non ho mai potuto fare.
Ciò che non posso essere
anche se altro non sono.

Amore, che non posso avere
vita che non posso vivere.
E soffocare, ogni giorno
per il peso dei pensieri. 

Posso: correre
ma non fuggire..
E piangere
ma senza fare rumore.

Potrei liberare la rabbia
vorrei scovarla, in qualche recesso  
e liberarla
frantumando le cento catene.

Potrei sputare in faccia al mondo i miei fogli
e gridare, gridare, gridare.
Perché, volete ancora questa finzione?
Perché la accetto?

Ciò che posso fare, è pagare penitenza
e chiedermi, quale fu la colpa.
Col dubbio che nella domanda stessa
si nasconda la risposta.

D'esser nato mille volte
e mille volte insoddisfatto.
E di morire ogni giorno
come il sole che tramonta.

Inutilmente cercando
nel sacco dei sogni e delle illusioni
qualcosa di prezioso, che non ho
colpevolmente lasciato.

Oh tanti ne avevo, di amori!
Tutti però senza nome
e tutti, prima d'un possibile inizio
già romanticamente  moribondi.

Oh tante ne ho scritte, di parole!
Ma poche ne ho dette
e con un filo di voce  
alla fine del mondo.

E ancora son qui a scrivere
pur di non parlare
pur di non fare rumore.
Perché in fondo, ahimè,  altro non sono.

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