giovedì 4 febbraio 2016

Poesia dell'alunno



Tu,  tu che osservi  queste parole
queste orme astratte del mio cuore
impronte fatte di lettere alla rinfusa davanti a te
nel bianco luminoso di quella finestra di casa tua
specchio di una che c'è a casa mia.
Si, proprio tu, che scorri queste righe ora 
da sinistra a destra e
a capo
sinistra, destra
a capo.
Socchiudendo  gli occhi forse
per quella stanchezza distratta  di cui ti curi poco
che ti danno ormai le cose 
quando diventano consuete.
Tu che cominci a dubitare
se non lo hai fatto sempre
che tutto questo grigio che vedi
non possa essere reale 
e che per forza debba nascondere una verità più
colorata o multiforme. 

Magari vorresti insegnarmi a camminare
e a trovare dei luoghi verdeggianti
a dispetto di questa mia "malata"  inclinazione.
E suggerirmi magari, delle strade comode, sicure
sentieri battuti e riparati.

Se mi credi
ti dico che non mi sento maestro
di nulla e per nulla.
E non rigetto mai, per principio
nessuna lezione.
Ma proprio per questo
perché ho imparato
anche a forza di punizioni severe
devo pur riporre, alla mia età
alcune nozioni definite
nella mente e nel cuore.

Che ho conosciuto, clamorosamente
l'amore, nelle sue forme.
La gioia lancinante che può dare
e i tormenti infiniti che può causare.
E ho conosciuto la felicità, si.
Avendola toccata, annusata
rigirata nella mano e nell'anima.

Perciò tu, pratico del tuo giardino
senza dubbio più di quanto non lo sia io 
del mio
non sottopormi i tuoi quiz sull'amore e la felicità.
Che io non sono e non sarò mai maestro 
di nulla e per nulla.
E sono anzi, solo un alunno 
ma senza libertà di scelta
su come, dove e quando
imparare.
E non ti offenda se vedo basse
le cose del mondo
come se io volassi.
Avere ali non significa essere aquila.

Certo, in qualche modo io volo
lo so da sempre in fondo.
Ma forse come una piuma, direi
se riguardo il caos del mio tragitto.
E in questo modo
non in un altro
ho sbattuto casualmente
ma con la "puntualità" del destino
contro un'altra piuma.
E ci siamo aggrappati disperatamente
per un paio di piroette nel vento.

Così, ho conosciuto l'amore, io
per un capriccio del vento.
L'amore, nella sua forma più intensa 
tipica delle piume leggere.
L'amore senza corpo 
che da una felicità diretta, senza filtri.
Senza la logica dei godimenti e dei piaceri 
delle cose della terra.

Ora non so, se questa tempesta mi abbia schiantato al suolo
o mi abbia sospinto ancor più in alto.
Non distinguo bene il paesaggio intorno a me
e vedo solo una massa di grigio informe.
Come se si fosse mescolato il bianco delle nuvole
di un cielo abbagliante
con il nero di un cielo più grande
senza limiti e confini
tra le stelle del cosmo.  

Mi aspetto un'altra lezione ora
la scoperta di un pianeta lontano 
un mondo nuovo e colorato.
E sento già i passi in corridoio
del maestro che sta arrivando.

O non sarà per caso una finestra che sbatte
per una improvvisa folata di vento?



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