L'altro me, esce di notte
dal pozzo del giardino.
Bimbo spaesato
da tanto tempo atteso.
Mille volte percepito
come traccia, orma
di una logica sfuggevole
onirica e aliena.
Sempre solo intuito
in un profumo
in un refolo di vento
in un essere che muore.
Nascosto e insito
in tutto ciò che giace nell'oblio
e lacera l'anima
strappando lacrime senza nome.
Bimbo spaesato
che in silenzio tocchi
le pareti della mia stanza
vestito di abiti passati.
Non vale chiederti qualcosa
perché non dirai mai, qualcosa
Tu dici tutto sempre
e mai una parola.
Ti guardo in silenzio
conoscendoti bene.
E solo la storia mia
si domanda chi sei.
Chi sei e cosa vuoi, davvero
bambino spaesato?
Dimmelo ti prego
che l'ho dimenticato.
Il desiderio di fermare il momento
e di trattenerti pur aprendo gli occhi
mi spinge a un gesto inconsulto
tappare il pozzo con la mano.
Allora tu mi guardi negli occhi
e vedo che hai in mano il gesso rosso
e le piccole dita d'artista
sporche di colore.
Piango la mia colpa
d'averti seppellito in quel pozzo.
Per paura di te
e delle strade sconosciute.
Amore mio, figlio mio
mio fratello e padre
perdonami, da quel pozzo
Alfredino.
Distolgo la mano e apro gli occhi
con l'ultima immagine nel cuore
tu che dirigi con la manina bianca
l'arabesco aereo di una farfalla.
Ecco
tutto ciò che volevi
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