martedì 14 aprile 2015

Conficcato e rassegnato
in sabbie mobili ereditate
affondo lentamente
al ritmo di vite diverse.

Scruto nel cielo
il presagio di una folgore
che verrà, lo so
alla prima distrazione.

Mi guarderò intorno alla fine
per sfinimento
e comincerò a pensare di accettare 
un qualsiasi  appiglio.

E la folgore allora  verrà
come un ladro nella notte.
Ladro di sogni
e di povere illusioni.

Così andrà
e nessuno mi biasimi.
Dentro a quest'uomo in realtà
ci guardo solo io.

Da sempre ligio al comandamento
d'amare negli altri, me stesso 
fatico e non poco
a cercarne un motivo.

Questo è l'equivoco, l'errore
l'amore resta fuori da me.
Si espande e brucia come un sole
ma non entra.

Non amo ciò che sono
ne ciò che potrei essere.
Ne mi appaga l' essere uomo
anche lo fossi davvero.

E muoio così, senza amore.
Seppur circondato da esso
seppur divorato dal desiderio 
d'amare.

Ora so come sarà il paradiso
se ce ne sarà uno alla fine.
L'ho visto alla finestra
in uno sguardo.

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