nei miei vuoti pomeriggi
tra le coperte consunte
di un letto nuovo e solitario.
Col passo lento e studiato
di un vecchio rattrappito
schiavo di luoghi e di ricordi brucianti
compio il rito che più mi si addice.
Dormire
cambiare di stanza e
spegnere per un po la mente
se Dio vorrà.
Eppure, auspicando un sogno
e chiedendolo anzi, come elemosina.
Dove mente e ragione si arrendano
almeno nel sonno, al povero cuore.
E arriva invece, a ricordarmi la scadenza
l'umiliante lezione
di un dono sgradito
che dovrà essere restituito.
Fuggivo nel sogno
e fuggo da sveglio
per cavalcare d'istinto e di rabbia
verso la mia Samarcanda.
Indosso presto, la gialla armatura
che m'aspetta dabbasso il mio cavallo furente
d'acciaio e di fuoco.
più veloce del vento e di ogni sogno infelice.
Alla finestra c'è il sole
ma piove alla porta.
Ripongo redini e guanti di pelle
e l'elmo da guerriero moderno.
Samarcanda è qui.
E io son giovane, ancora, purtroppo.
Torno alle mie pagine scritte
e alla finestra splende ancora, l'ironico sole.
Nessun commento:
Posta un commento