lunedì 2 marzo 2015

Pomeriggio

Mi corico ora
nei miei vuoti pomeriggi
tra le coperte consunte 
di un letto nuovo e solitario.

Col passo lento e studiato
di un vecchio rattrappito
schiavo di luoghi e di ricordi brucianti
compio il rito che più mi si addice. 

Dormire
cambiare di stanza e
spegnere per un po la mente 
se Dio vorrà.

Eppure, auspicando un sogno
e chiedendolo anzi,  come elemosina.
Dove mente  e ragione si arrendano
almeno nel sonno, al povero cuore.

E arriva invece, a ricordarmi la scadenza
l'umiliante lezione 
di un dono sgradito
che dovrà essere restituito.

Fuggivo nel sogno 
e fuggo da sveglio
per cavalcare d'istinto e di rabbia
verso la mia Samarcanda.

Indosso presto, la gialla armatura 
che m'aspetta dabbasso il mio cavallo furente
d'acciaio e di fuoco.
più veloce del vento e di ogni sogno infelice.

Alla finestra c'è il sole
ma  piove alla porta.
Ripongo redini e guanti di pelle
e l'elmo da guerriero moderno.

Samarcanda è qui.
E io son giovane, ancora, purtroppo.
Torno alle mie pagine scritte
e alla finestra splende ancora, l'ironico sole. 

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